La Scuola Inclusiva

Cosa succede nella nostra Scuola in quelle aule laggiù al pianterreno di fianco alla palestrina? Cosa fanno i nostri compagni quando non sono in classe? Cosa fa quel nostro compagno quando è laggiù impegnato nei suoi laboratori? Cosa fa esattamente l’insegnante di sostegno? Quali sono i suoi compiti? E quelli dell’educatore? Della tutor? E della formatrice? Cosa vuol dire che quel nostro compagno segue un programma diverso dal nostro? Ci sono tanti temi all’interno del grande tema della diversità, ma soprattutto qual è la storia del nostro Liceo che ha portato alla costruzione di questo bagaglio? Una parola-chiave: integrazione. Cosa significa? Come forse alcuni di voi sapranno, l’integrazione degli alunni con disabilità nella scuola pubblica è un fiore all’occhiello della scuola italiana; in altri paesi non c’è, ci sono ghetti dorati, molto ben attrezzati tecnologicamente, ma appunto separati dalla scuola di tutti gli altri.
Invece in Italia gli anni ‘70 segnano un passaggio fondamentale per quanto riguarda l’abolizione dei ghetti: prima per gli alunni con disabilità (e non solo) c’erano le scuole e le classi speciali, anche queste ghetti, molto molto poveri, senza nemmeno le attrezzature; più che altro ‘depositi’. Da allora si impone un nuovo modello di scolarizzazione che combatte l’emarginazione, basato sull’accoglienza dei disabili nella scuola dell’obbligo come realizzazione del diritto allo studio garantito per tutti e sviluppo delle potenzialità di ciascuno. Sostenuta da una serie di leggi all’avanguardia (per esempio la legge n°517 del 1977) l’integrazione diventa un terreno di sperimentazione per tutta la scuola italiana: la scuola per tutti e soprattutto per chi è in difficoltà. Così tra l’altro nasce la figura dell’insegnante di sostegno (specializzato) come risorsa per realizzare l’integrazione vera, effettiva. Perché, come diceva Don Milani, non c’è niente di più ingiusto che fare parti uguali tra disuguali. Con la legge quadro n°104 del 1992 si realizza poi completamente l’articolata struttura che rende operativa l’integrazione, mettendo in relazione e attribuendo competenze specifiche a tutti i soggetti istituzionali coinvolti (non solo lascuola, ma anche l’ASL, gli enti locali, la famiglia).
E il Liceo Laura Bassi? Si muove ben prima della legge 104: infatti fin dal 1988, quando era ancora Istituto Magistrale, la nostra scuola comincia ad accogliere alunni con disabilità, anche molto grave, ma non fa solo accoglienza, sperimenta, si mette in gioco (qualche collega che è ancora qui è stato protagonista di quel fermento; il coraggioso team di colleghe di sostegno e il Preside Signoretti invece non ci sono più), diventando scuola pilota non solo nella città ma in tutta Italia nel proporre progetti e percorsi formativi innovativi per lo sviluppo delle abilità e delle competenze ‘speciali’ dei suoi alunni con disabilità.
Negli anni seguenti il Liceo ha continuato questa strada con tanti problemi e difficoltà, come potete immaginare, ma cercando di far funzionare sempre meglio quello che la legge garantiva; anche se non è così semplice, la legge spesso non basta, bisogna riuscire ad applicarla. Cosa mancava da noi, come in tutta la scuola, soprattutto nella scuola superiore? Che l’integrazione facesse un passo avanti fino a far nascere altro da sé. Se integrazione è attenzione ha chi ha bisogni ‘speciali’, cercando strategie specifiche e percorsi individualizzati che partano dalla sua storia, dalle sue caratteristiche e dalle sue potenzialità - perché, cito ancora Don Milani, se perde i ragazzi più difficili la scuola non è più scuola, ma un ospedale che cura i sani e respinge i malati - allora ogni studente, ciascuno di voi può essere/è portatore della propria diversità e ha diritto ad una attenzione altrettanto speciale nel processo di apprendimento. Perché non c’è l’alunno-standard, non c’è una gara in cui c’è chi vince e chi perde, la scuola deve rispondere - e deve continuare a farlo anche in questi tempi così difficili e confusi - ai bisogni diversi di ciascuno. E allora qui la parola-chiave, che completa il percorso dell’integrazione, è inclusione. Con questa parola si comprende qualsiasi alunno che si trovi in difficoltà: chi ha difficoltà di apprendimento, chi è straniero e non parla bene l’italiano, chi attraversa periodi di crisi. È il modello - e noi insegnanti di sostegno lo abbiamo sempre verificato, anche prima che si diffondesse questa nuova parola - ad essere vincente: se c’è attenzione al singolo all’interno del gruppo, c’è vantaggio non solo per il singolo ma per tutti. 
Questo modello fa anche riflettere sull'importanza della relazione nella vita. Infatti le relazioni con gli altri sono autentiche solo se e quando passano attraverso l’accettazione profonda dell’altro da sé. Un compagno con disabilità ci mette di fronte alla fragilità, alla sofferenza, a un vissuto non solo di difficoltà ma spesso anche di dolore, in primo luogo di non sentirsi accettati. Ma nessuno è uguale all’altro, tutti siamo diversi, tutti siamo fragili. Dunque solo se accettiamo noi stessi nei nostri limiti e nella nostra ricchezza, potremo guadagnare anche l’autenticità della relazione con l’altro, il diverso da noi. (Dipartimento di Integrazione)
 

Dal discorso di presentazione all'assemblea d'Istituto del 20 aprile 2016 sul tema: “L’inclusività attraverso riflessioni ed esperienze condivise”.


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L'INCLUSIVITA': RIFLESSIONI ED ESPERIENZE CONDIVISE

 

 

L'argomento dell'inclusione è stato il tema dell'Assemblea di Istituto del nostro Liceo “Laura Bassi”. Noi studenti abbiamo capito l'importanza di includere le persone disabili, e tutte quelle considerate “diverse”, aiutandole ad integrarsi in ogni attività che per noi può risultare facile, ma che per loro porta a gran dispendio di energie o a tante difficoltà.
La prima parte dell'assemblea generale era dedicata alla danza di una compagnia di ragazzi disabili che hanno trasmesso una grande passione per l'arte. Riuscivano, nonostante il loro svantaggio, a diffondere grazia e impegno in ogni loro ruolo, inventando sul momento nuovi movimenti. Fanno parte della compagnia “Officine di Creazione”, un laboratorio di danza contemporanea sostenuto dalla Onlus C.E.P.S. È stata una bella esperienza ed è stato molto emozionante poter vedere come si impegnavano e come rispondevano con gioia, a spettacolo finito, ad ogni domanda che gli ponevamo.
Nella seconda parte dell’assemblea abbiamo anche incontrato Alex Zanardi, ex corridore di Formula 1, che ha perso le gambe in un terribile incidente in pista nel 2001, e che, nonostante questo, continua la sua carriera, aiutato da protesi e da una grande volontà di trasmettere fiducia e coraggio agli altri. Zanardi è stato intervistato dal giornalista Roberto Boccafogli, che lo seguiva anche da prima del suo incidente. Il video che hanno mostrato all’inizio sull'incidente a Zanardi è stato qualcosa di molto toccante e pieno di emozioni: non riesco neppure a immaginare il dolore che deve aver provato al momento dell'impatto. Anche da come ne parlava, abbiamo capito la grande sofferenza di Zanardi nel passare da una situazione in cui la velocità era il suo quotidiano al ritrovarsi incapace di camminare, dopo aver subito anche tanti mesi di cure ed ospedale; ma abbiamo anche capito come con tutta la speranza e l'impegno abbiano portato a grandi risultati, fino a riuscire a camminare di nuovo con le protesi. 
Zanardi ci ha comunicato una grande voglia di vivere e di continuare il lavoro che ama. Partecipa, infatti, alle gare di Gran Turismo ed è campioni olimpionico di hand-cycle alle para olimpiadi, in cui il suo impegno, sforzo e dedizione vengono ripagati con l'affetto del pubblico, oltre che con i premi.
È stata l'assemblea più significativa tra tutte quelle a cui ho partecipato, un'emozione unica. Penso che Alex Zanardi sia una gran personaggio e che bisogna comprendere tutte le persone che, come lui, hanno dei problemi, aiutandoli ad inserirsi nella nostra società, dato che non tutti hanno la sua capacità di reazione. (Sophia Pilati e Valentina Marzaroli, I P, 20 Aprile 2016)

Stampato dal sito web del Liceo Laura Bassi, Bologna, creato con BraDyCMS: http://bradypus.net